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Quando, con tutta la sua grazia, Selene mi ha chiesto di scrivere questo articolo, il primo pensiero è stato: ma da dove comincio? C’è un universo intero nello scibile dello Yoga, ed io certo non sono la persona più adatta e sufficientemente esperta per rendere anche solo un milionesimo di conoscenza in materia.

 

Poi, come lo Yoga mi sta insegnando giorno dopo giorno, ho lasciato che la Vita facesse il suo corso … e mi parlasse. Non ci ho pensato troppo, a dire il vero quasi per niente. Confidavo nel fatto che ciò che doveva, sarebbe successo. Sono trascorsi alcuni giorni e, pur non pensando all’articolo, ho man mano sentito più forte dentro di me che, in realtà, ho tanta voglia di condividere la bellezza (e l’efficacia) del “metodo”. Ho voglia che gli uomini stiano bene, che la Terra stia bene; ho voglia che quante più persone possano sentirsi, finalmente, un Essere Umano. No, non intendo “essere umano” nell’accezione comune; per quella basta appartenere alla categoria dei “sapiens”. Ciò che intendo è acquisire la consapevolezza di Essere. Di Essere un Uomo. L’uomo innanzitutto E’, ma troppo spesso lo dimentica. L’essenza richiede un grande sforzo di consapevolezza, perché preclude la possibilità di edulcorare, di sovrastrutturare, di manipolare (tutto, ben inteso, inconsciamente) la realtà; in poche parole, l’Essenza ci riporta a ciò che è, non a ciò che ci convinciamo che sia o vorremmo che fosse. Che si tratti di noi stessi o di una qualsiasi “realtà” quotidiana che viviamo, Essere veramente Umani vuol dire rinunciare a tante delle cose su cui, diciamoci la verità, abbiamo basato gran parte della nostra vita. Ecco perché non è facile intraprendere il percorso. All’inizio ci appare come un fallimento di tutto ciò per cui magari abbiamo combattuto e sofferto per anni. Ci distacca da quelle poche ma “fondamentali” certezze su cui contiamo. Per la stessa, triste dinamica umana (in particolare dell’uomo occidentale), succede che tutti vogliono “risvegliarsi” ma pochi accettano di abbandonare le vecchie “regole del gioco”. Cognitivamente, risvegliarsi non è poi così diverso dal (ri)nascere. Quando siamo nati “la prima volta” abbiamo pian piano imparato a comportarci secondo le regole della famiglia, della scuola, della società, ecc. Ebbene, ogni mattina quando ci svegliamo abbiamo l’opportunità di rinascere, ma imparando non più strettamente secondo i dettami che ci sono stati “imposti”. Possiamo rinascere decidendo di Essere. … Decidere di Essere?... dirà qualcuno. … E cosa vuol dire? … Beh, secondo me vuol dire quel famoso “risvegliarsi” che tutti cercano e pochi trovano. Risvegliarsi come Esseri Umani vuol dire, secondo me, innanzitutto Essere. Essere uomini, essere ciò che pensiamo, essere ciò che facciamo, fino ad essere terra, fuoco, aria, acqua, animali, alberi, pietre. Essere tutto. Sentirsi tutto. Sentire il tutto dentro di te. Sentire che tu fai parte del tutto. Detta così sembra la “solita solfa” della filosofia zen, ovvero, diciamocela proprio tutta, qualcosa di irraggiungibile. E invece no. Tutti vi possono accedere! La potenzialità del Tutto è in Ognuno di Noi e passa proprio per l’Essere. Passa per la consapevolezza. In quattro parole: essere consapevoli di Essere. … Come? … Credo in diversi modi, ma io per adesso ne conosco solo uno: lo Yoga! Forse non mi porterà all’Illuminazione, ma vi assicuro che il percorso già vale il prezzo del biglietto!

Dunque, abbandonato il mio Ego (che rischiava di non sentirsi all’altezza del compito), ho cominciato a scrivere quest’articolo. Ora che scrivo, vi confesso, mi sento Yoga. Sento di essere ciò che penso, sento di essere ciò che sto facendo proprio ora e proprio qui, sul tavolino del mio studio davanti al mio pc portatile. Sono consapevole di ciò che faccio, di ciò che sono. Sono presente, lo sono ora!

Yoga vuol dire Unione. Quando giungiamo le mani e le portiamo alla fronte pronunciando “Namastè”, o più sacralmente “Pranàm”, non stiamo facendo i fichetti un po' new age tutti peace & love(nulla contro i “fricchettoni”, ben inteso … anzi, penso di esserlo un bel po’ anch’io!). Quando uniamo i palmi delle mani, consacriamo il nostro Essere Uniti. Uniti dentro noi stessi, uniti con chi ci è di fronte, uniti col Tutto. E’ un gesto che va fatto consapevolmente! Ed ecco un altro argomento ostico: cosa vuol dire “consapevolezza”? Molti pensano che voglia dire “essere consci”. Informandomi qui e lì mi sono convinto, invece, che non si tratta di questo. Non solo, almeno. Credo infatti che più o meno tutti noi abbiamo confuso ciò che è coscienza da ciò che è consapevolezza. Essere consci appartiene alla sfera cognitiva (della serie … “io so che unire le mani, portarle alla fronte e pronunciare Namastè è una forma di saluto indiana utilizzata, tra l’altro, nello Yoga”). Ma sapere non vuol dire Essere. Essere consapevoli, quindi, vuol dire non solo essere consci, ma anche essere intimamente e profondamente intrisi in quel pensiero, in quella cosa. Essere consapevoli vuol dire Essere quel pensiero, Essere quella cosa. Ed ancora una volta sembra comparire un “ostacolo” … come si fa ad Essere qualcosa? Come si fa, quindi, ad essere consapevoli? … Il mio percorso mi ha donato una risposta: la Presenza! Per Essere bisogna essere Presenti. In pratica, è necessario essere attenti, presenti a noi stessi. Presenza vuol dire Essere nel Presente. Essere nel Presente vuol dire, banalmente, non viaggiare nel passato né addentrarci nel futuro[1]. Il passato porta mente e cuore a ciò che, nel bene o nel male[2], non è più; il nostro corpo e il nostro spirito ne risentono (malinconia, pianto, torpore, persino depressione). Il futuro porta mente e cuore a ciò che potrebbe non essere mai, o comunque a ciò che molto verosimilmente non sarà, nel bene o nel male, come noi lo immaginiamo; il nostro corpo e il nostro spirito ne risentono (aspettativa, paura di non essere all’altezza, ansia). E allora, tornando al concetto di Presenza, ripeto che è necessario rimanere legati al presente. Non è facile, lo so. La maggior parte di noi tende “naturalmente”[3]a tornare nel passato o ad avventurarsi nel futuro. Lo facciamo appena svegli la mattina, lo facciamo mentre camminiamo per andare da qualche parte, lo facciamo la sera prima di addormentarci. In pratica, facciamo una cosa mentre pensiamo ad altro. Questa non è Essenza, non è Consapevolezza, non è Presenza! Essere Consapevolmente Presenti è vivere esattamente ogni gesto che si compie, con attenzione e amore verso ogni parte di noi, che è parte del Tutto. L’esperimento più banale della terra valga per tutti: la mattina, mentre prepariamo la moka del caffè o l’infusore per il the, facciamo caso ad ogni cosa sta avvenendo; innanzitutto sentiamo i nostri piedi sulla terra, poi l’energia che ci sostiene eretti, ammiriamo i movimenti del nostro corpo che si muove tra la credenza e i fornelli, le mani che cingono delicatamente ma saldamente la tazzina, ne percepiscono la consistenza, la temperatura, la ruvidità o la liscezza. Infine, percepiamo ogni sensazione e godiamo del migliore dei caffè o dei the che ci siamo preparati. Tutta questa attenzione per ogni cosa ci porta alla Consapevolezza di ciò che stiamo facendo, di ciò che Siamo in quel preciso istante. Se Siamo, dunque, c’è reale Essenza. Ed ancora, tutta questa attenzione, impedendoci di girovagare nel tempo passato o nel tempo futuro, aggiunge Presenza. Wau! Siamo dunque Essenza, Consapevolezza e Presenza! Se tutto ciò riusciamo a viverlo con Amore e Compassione verso noi stessi, è Unione, è Yoga. 

Sono Stefano, un uomo sulle tracce del metodo. Pratico Yoga e Meditazione, da due anni, con la dolcissima Selene.

 

[1]Al di là di Albert Einstein, che riteneva il tempo “un’illusione”, ho letto spesso di come rishi, guru e baba indiani ritengano il tempo una concezione paradossale. Ammesso che esista il tempo, il Presente rimane comunque, anche per loro, l’unico esistente.

[2]In realtà, per ciò che mi sta insegnando lo Yoga, “bene” e “male” non esistono. Sono riflesso della Vita entrambi, come giorno e notte.

[3]… ma in realtà non è per nulla naturale né atavico. Un bimbo, quando nasce, è presente. Per un bimbo conta solo il presente. Ha fame, chiede da mangiare. Ha sete, chiede da bere. Ha sonno, dorme. Vuole giocare, gioca. Diventando adulti abbandoniamo il dono della Presenza. Ritornare ad essere bambini (in senso positivo, ovviamente) passa per il recupero della consapevolezza del Presente.